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Cosa resterà di questo Tour de France?

Cosa resterà di questo Tour de France? Non è la parodia della canzone di Raf ma è la domanda che mi sono posto spesso nell’arco di queste 21 tappe dell’edizione 105 della Grand Bucle e sono arrivato alla seguente conclusione. Ricorderò sicuramente:

      • le 8 giornate in giallo di Greg Van Avermaet. Il belga più volte in fuga per salvare il più possibile la Maglia Gialla. Salva anche il Tour della BMC, orfana del capitano Richie Porte. Cuore grande!;
      • le 3 tappe di Peter Sagan. Il Campione del Mondo lotta per la conquista di ogni traguardo e si aggiudica la maglia verde già alla fine della seconda settimana. Insaziabile!;
      • l’attacco di Nairo Quintana! Eh si l’attacco ai meno 14 km dall’arrivo della tappa di soli 65 km (quella con la partenza con le griglie per intenderci). Ritrovato? ;
      • la combattività del francese Julian Alaphilippe. 2 successi di tappa per lui e la conquista della maglia a pois. Sempre sul pezzo e pronto ad entrare in ogni tentativo di fuga utile. Allons enfants de la Patrie!
      • le gaffe della Gendarmerie francese:
        • una moto della sicurezza stringe in salita il gruppetto dei migliori e costrige Vincenzo Nibali ad accostarsi ai margini della carregiata, vicino al pubblico, con la conseguente caduta e successivo ritiro dello “Squalo dello Stretto”;
        • l’inutile lancio di lacrimogeni per far desistere alcuni manifestanti che ha investito invece il gruppo. Tale imprudenza ha causato effetti collaterali nei ciclisti (lacrimazioni, difficoltà respiratorie e paura) e la successiva neutralizzazione temporanea della gara da parte dell’organizzazione ;
        • un suo componenente non riconosce Froome al termine della tappa di Saint-Lary-Soulan e lo scaraventa a terra  scambiandolo per un amatore;
        • e, dulcis in fundo, 2 gendarmi fanno sbagliare strada ad Andrea Pasqualon facendolo arrivare con 6 minuti di ritardo alla partenza della cronometro. Da sostituire!;
      • l’enorme forza di voltontà dello statunitense Lawson Craddock della EF Education First-Drapac p/b Cannondale caduto durante la 1a tappa. Craddock ha percorso tutte le rimanenti tappe nonostante una frattura della scapola. Eroe d’altri tempi!;
      • i fischi e le uova al team Sky;
      • lo scellerato spettatore che ha cercato di far cadere Chris Froome o il pazzo che voleva trattenere per il braccio Geraint Thomas;
      • il fallimento del triuvirato Movistar Quintana-Valverde-Landa che era partito per la conquista della gara e ne è uscito con una sola vittoria di tappa e fuori dal podio. Desaparecidos!
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Un enorme plauso al vincitore di quest’anno, l’uomo che ormai non ti aspetti più, colui che quando ha avuto modo di avere i gradi da capitano è stato sempre vittima di cadute ed ha fallito l’obiettivo. Ebbene sì, nonostante tutti credessero che il Team Sky fosse tutto per Chris Froome che puntava alla doppietta Giro/Tour è stata l’ora del gallese Geraint Thomas che, alla veneranda età di 32 anni, vince il suo primo “grande giro” il Tour de France. Thomas ripercorre i passi del suo connazionale e amico Bradley Wiggins prima pluripremiato su pista e poi vincitore del Tour de France. Per lui anche 2 splendide vittorie di tappa: La Rosière Espace San Bernardo e la storica Alpe d’Huez. Quali saranno gli obiettivi del gallese adesso? Chiederà un posto privilegiato in squadra o tornerà a mettersi a disposizione di Chris Froome quando ce ne sarà l’occasione?

Grande prova anche per Tom Doumulin secondo al Giro d’Italia e secondo al Tour de France nella stessa stagione. Fare la doppietta è sempre più fattibile basta provarci.

In questa edizione è mancata, come del resto negli ultimi anni di dominio Sky, una lotta vera e propria per la conquista della maglia. Mancano le azioni da lontano che tanto entusiasmano i tifosi (sono rimasto abbastanza meravigliato dell’azione di Chris Froome nella tappa del Colle delle Finestre che ha permesso al britannico la conquista della Corsa Rosa 2018). Finché il team Sky avrà una squadra formata da 6/7 top player sarà difficile da contrastare.

Chissà che Tour sarebbe stato con Vincenzo Nibali fino alla fine. Poteva essere una splendida occasione vederlo sul gradino più alto del podio esattamente vent’anni dopo la doppietta dell’indimenticabile Marco Pantani!

Per il resto preferisco di gran lunga il Giro d’Italia e non è  una questione di patriottismo ma la corsa Rosa ha  percorsi, scenari e modalità organizzative senza eguali.

Un grosso in bocca al lupo, infine, al nostro Vincenzo Nibali che domani si sottoporrà ad un intervento chirurgico per accellerare i tempi di recupero in vista dei Mondiali di Innsbruck! Forza Squalo!

 

Luigi - Appassionato di ciclismo, cicloamatore “completo” (lento su tutti i fronti: pianura, salita e discesa) e curatore del blog: "Soli al comando".

Pubblicato da solialcomando

Luigi - Appassionato di ciclismo, cicloamatore “completo” (lento su tutti i fronti: pianura, salita e discesa) e curatore del blog: "Soli al comando".

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